Gli Eternal white trees, terzetto catanese e con al suo interno diversi membri di band già conosciute, propone il proprio esordio con questo “The summer that will not come” per My kingdom music.
Il trio è formato da membri ed ex membri di band quali: Sinoath, Anakonda, Fear of eternity e Lord Agheros.
Di fatto però abbiamo delle pesanti influenze di band quali Novembre e Katatonia, non proprio dell’ultimo periodo, Anathema, del periodo d’oro “Alternative 4” e “Judgement”, di TiamaT del periodo “Deeper kind of slumber”; meno di quelle che potrebbero essere quelle provenienti dalle band d’origine.
Dimostrazione delle poliedriche capacità del trio ma allo stesso tempo dimostrando un attaccamento ad un certo gothic metal di fine anni ’90 e primi anni 2000 che in molti ancora anelano.
Composizioni interessanti che viaggiano su percorsi “conosciuti” e che trasportano l’ascoltatore in lande “amiche”; scelte di post produzione ottime e sia in linea con il passato ma con un occhio alla modernità, facendo in modo di poter essere apprezzato anche da chi non ha vissuto per nulla quel periodo d’oro.
L’intreccio tra chitarre e synth è di altissimo livello, la batteria presente, senza risultare invasiva o peggio ancora appena accennata. Un basso che riesce a tessere le sue trame di collegamento tra gli altri strumenti e la batteria di cui sopra ed un ottimo lavoro di voce rende il lavoro interessante sotto moltissimi aspetti.
Otto tracce che riportano indietro nel tempo e che permettono una fruizione ottima di questo lavoro non super modermo ma certamente si cuore e di passione. Aggiungo che l’evoluzione della tracklist è pressoché positivamente prevedibile persino nei momenti quasi “violenti” che ricordano sia i Septicflesh, ma con meno impeto rabbioso, che i Celestial season di “Solar lovers”.
Ovviamente il rovescio della medaglia è questo le troppe influenze con le band di cui sopra, porta l’ascoltatore a chiedersi se ascoltare “i padri o i figli”.
Di certo ho apprezzato oltre ogni ragionevole dubbio “The butterfly and the hurricane”, “Waters”, “My funeral” e “Reasons”; rigorosamente in ordine sparso. Resta come sempre un invito do avere una copia di questo lavoro e decidere la vostra lista delle canzoni preferite.
Concludendo abbiamo un lavoro ben composto, ben post prodotto e con delle capacità di livello, ma c’è un ma, che per molti è un “malus” e lo riassumo ora: l’inghippo resta nella parte così tanto “avvinghiata” al passato per le scelte sonore, perché penso, ma è un ragionamento puramente personale, che con suoni leggermente differenti e certe scelte di arrangiamento si sarebbe ottenuto molto di più; resta comunque un esordio coi fiocchi e ve lo consiglio.
Voto: 7.5/10
Alessandro Schümperlin















