Gli Amputate danno alle stampe il loro secondo album “Dawn of annihilation” con Massacre Records.
Strutturalmente la loro proposta è death metal vecchio stile, si sentono parecchio le influenze dei mostri sacri, ma in alcuni punti la deriva verso il nuovo, probabilmente per far presa anche sui fans del metalcore, quindi con venature deathcore appena accennate e non molto incisive per la verità.
Per quello che riguarda il composto, ho già accennato poco sopra, ovvero classico meccanismo di “blastbeat a nastro” della batteria con le chitarre che seguono velocità e cattiveria della batteria; il basso c’è ma non si sente molto, ma questo chi mi legge sa che è un cruccio già riscontrato nella maggior parte delle band di metal estremo. Voce cavernosa e in growl che da il suo senza esasperare troppo il concetto di “voce death”. Il lavoro in post produzione e le scelte da mixer sono interessanti e complessivamente valido, ma con dei limiti derivati dal composto c’è poco da fare(i limiti li ho indicati poco sotto).
In tutto questo “ben di dio” però trovo diversi nei: nei che di fatto non fanno decollare bene l’album, e la band ovviamente, nei che lasciano la band nel già sentito e nel già “visto” e con poca indole personale. Dispiace, perché le capacità ci sono, l’intenzione c’è; è il complessivo che manca. Come se la band avesse paura e provasse quindi a mettere insieme il meglio, secondo loro, del genere a volte “incollando” parti abbastanza disgiunte e poco funzionali. Questo rende di fatto l’album scorrevole, ma poco incisivo. Dispiace ripeto, perché le potenzialità ci sono.
“Buried by ashes”, “Feeding on thee”, “Plague upon plague” e “Agonizing in terror” sono brani che in qualche modo riescono a rimanere per qualche momento in più rispetto algi altri, ma provate anche voi ad ascoltare l’album e a decidere quali possano essere i brani che vi colpiscono di più.
Alla fine di tutto, purtroppo, “Dawn of annihilation” resta un lavoro che finisce nel calderone del “vorrei ma non posso” e quindi il risultato è di un lavoro dignitoso, che però non rimarrà, perché non è eccessivamente interessante e non spicca rispetto al livello qualitativo del genere e delle proposte della “concorrenza”. Dispiace per la band ma se questo è il loro trend di composizione e di produzione, alla lunga non potranno portare a casa un grosso risultato ed il voto potrebbe, in futuro, abbassarsi.
Voto: 7/10
Alessandro Schümperlin















