“The Blasphemous Lady” e l’ EP d’esordio degli Erzsébet, band ispanica a cavallo tra black e death, è un cinque pezzi prodotto dalla Art gates, label piuttosto conosciuta in Europa, con sede in Spagna, con un certo appeal in ambito metal estremo e non solo. Attualmente ho un problema nel fare recensione: scopro, guardando in rete per recuperare info sulla band che mancano nel presskit, che l’EP è/sarebbe composto da sei tracce, ma a me ne sono giunte solo cinque. Scopro altresì che la traccia che da il nome alla band nel presskit che mi è arrivato non c’è, peccato.
Quindi esclusa la traccia iniziale “Örgdög’s moon” salto alal terza traccia che è “Wraiths behind the mirror” quindi “Cachtice”, “Darvulia’s eye” e la titletrack “The blasphemous lady”.
La proposta sonora è un mix di black metal, neppure troppo vecchio stile, e arrangiamenti tipici del symphonyc death e symphonic black.
Perché metto l’accento sul “neppure troppo vecchio stile”?! Perché la band dichiara di rifarsi al vecchio black metal a cui aggiunge degli archi e degli arrangiamenti symphonic; diciamo che se quello era il loro intento… non hanno centrato il “black metal vecchio stile” ma semmai hanno fatto un EP di symphonic black.
Nota interessante la capacità della cantante di andare oltre il “voce femminile in mezzo scream” il suo è uno scream in piena regola che non ha nulla ad invidiare a molti cantanti estremi. avrei forse gestito in modo differente i volumi degli strumenti. La voce è “bella in prima fila”, in synth e gli archi anche, la batteria è poco dietro ma basso e chitarre non sempre si percepiscono al meglio; principalmente fagocitati; il basso dalla batteria, la chitarra da parte delle frequenze dei synth.
Quasi come se fossero le chitarre a corollario delle canzoni e non gli archi ed i synth a riempimento e questo avviene per tutta la durata dell’EP.
In più punti ed a più riprese si trovano rimandi ai CoF (Cradel of Filth per chi non è avvezzo agli acronimi) sia nel bene che nel male.
Per essere un esordio ci sta, posso soprassedere ad alcuni degli errori ed alla dipendenza ai CoF di cui prima. Spero per la band che per il prossimo lavoro si liberino delle scelte di “riprese” da band blasonate e decidano per se stessi creando il più possibile un proprio suono ed un proprio metodo.
Vi sono differenti spunti in questo lavoro, mi sarebbe piaciuto sentire anche la traccia “Erzsébet” per poter avere la visione a 360 gradi; vedrò di cercarmela su spotify.
Concludendo lavoro che si fa ascoltare che ha delle mancanze derivate dall’esordio della band, non certo da parte dei membri che risultano essere membri di band underground conosciute in penisola iberica. Spero per loro in un prossimo futuro più simile a se stessi e meno ai Cof, ripeto, ed allo stesso tempo di fare attenzione al mix e master e a come vengono inviati i presskit da parte dell’etichetta che se arrivano senza informazioni e con il materiale dimezzato non si riesce ad avere una completezza di valutazione.
Voto: 6/10
Alessandro Schümperlin















