Come per il secondo lavoro The Shadowthrone che trovate qui recensito, lo stesso giorno la Napalm record con i Satyricon ha fatto uscire la ristampa di “Dark medieval times”. Come per il secondo lavoro abbiamo una nuova copertina, anche in questo caso lavoro di un artista norvegese di fine ‘800 che presuppone una connessione maggiore con il titolo e con il composto rispetto alla forma primeva.
Come per l’altro lavoro, la nuova scelta di mixing e mastering permette di avere una percezione più completa e nitida, rispetto al lavoro degli anni ’90. Rimane sicuramente grezzo come forma iniziale e con lo stesso identico spirito con cui venne composto quasi trenta anni fa. Si percepiscono in modo superlativo le parti acustiche, con una chitarra cristallina, i fiati(inseriti con i synth che paiono quasi reali) che accompagnano in modo eccelso e queste parti quasi “neo-folk” sono squarciate dalle parti più brutali e primitive del “caro vecchio black metal”.
Rispetto a “The shadowthrone” la pulizia del suono ha meno impatto sulle parti distorte, va ammesso, ma ha comunque la sua dimensione non solo sulle parti acustiche sia chiaro. Va comunque considerato il contesto in cui venne composto, ed a che età Satyr compose questo ed i due successivi lavori, ribadisco inoltre ciò che ho detto precedentemente: le basi su cui poggiano i lavori successivi a “Dark medieval times” sono presenti e ben udibili.
Le basi e le metodologie di un certo black metal partono da qui indiscutibilmente; come del resto anche un certo neo folk scandinavo e quello che poi verrà categorizzato come pagan e viking metal.
Parafrasando un vecchio detto “il buongiorno si vede dal mattino” e questo “Dark medieval times” è il “mattino” della band; certo… risulta più germinale e forse, se vogliamo un pochino più acerbo.
Ripeto un concetto importante: questo album venne composto da un ragazzo di 17 anni che probabilmente per mancanza di esperienza e di macchine ad hoc non ha potuto far di meglio.
Mi viene solo da fare questa riflessione: ci sono diciasettenni che ora hanno il triplo dei macchinari e delle tecnologie di Satyr nel 1994, e non arrivano ad un quarto di queste opere.
Ora con la “lucidata” fatta con il remaster siamo di fronte ad un lavoro ottimo sotto moltissimi aspetti e si può apprezzare in modo più completo il sentimento che anima(va) questi componimenti.
Anche in questo caso non riesco a decidere quali possano essere i brani migliori, dato che hanno gli archetipi di parecchi generi e sono strutturati in modo ottimo. Certo, ribadisco il lavoro era un pelino acerbo, non nel 1994; in quel periodo era una cosa nuovissima e senza precedenti. Quindi la mia accezione di “acerbo” si riferisce al fatto che ascoltandolo ora sena ragionare di ciò che la band farà poi, potrebbe sembrare tale.
Come per “The shadowthrone” voto alto per ciò che era e per ciò che ora è questo caposaldo, resta leggermente più basso solo per quello che ci siamo detti poco sopra. Altro album da avere se si vuole musica estrema fatta bene e se si vuole un lavoro fondante del black.
Voto: 7.5/10
Alessandro Schümperlin















