Correva l’anno (in questo caso “del signore” non sarebbe apprezzato) 1994 ed i Satyricon si facevano vivi con il secondo album; album seminale per l’ondata del black metal scandinavo tramite la Moonfog productions.
Questa ristampa proposta dalla band e da Napalm records non solo cambia la copertina, ma rende omaggio ad uno dei capisaldi del genere.
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Rispetto alla precendente copertina questa è più “calzante” visto che si tratta di un dipinto di un artista norvegese di metà ottocento che raffigura il tramonto di un fiordo. La precedente copertina raffigurava una non ben definita area “glaciale” su sfondo nero che certamente dava adito a comprendere le ombre e l’oscurità, ma di certo l’attuale rende “meglio” in immagine il nome dell’album.
Entrando nel merito invece dei sette brani: il nuovo mastering rende più chiaro, da un lato, il composto e dall’altro non fa perdere minimamente la carica oscura e malevola della band; soprattutto, a mio avviso, rende onore a quello che molte persone non è un capolavoro, cosa che invece è il successivo che viene considerato come il capolavoro della band (“Nemesis divina” per chi non lo conoscesse). La cosa interessante è che quello che si trova in questo album verrà poi preso come standard per un certo black metal da molte altre band.
Già nel 1994 la band faceva uso massiccio, ma non invasivo e neppure “manieristico” delle tastiere come altre band successive a loro. giè in quel tempo i Satyricon parlavano di tradizioni vichinghe e non solo.
Inoltre le nuove scelte da mixer permettono, come già accennato prima, di andare oltre al caos primordiale delle prime loro produzioni; dando nuovamente dimostrazione che il black metal non è solo: scream, diabulus in musica con i tritoni e soprattutto che ci sono capacità compositive ed espressive nel lavori della band. Segno che non ci si può improvvisare neppure nel black metal se si vuole fare musica di qualità, anche se oscura, rabbiosa e primoridiale.
Altra particolarità di questo lavoro ristampato: oltre a Satyr come chitarre abbiamo anche Samoth degli Emperor (altra band importantissima per il black metal norvegese di fine anni ’90).
“The shadowthrone” in questa nuova versione oltre ad avere un suono più “pulito” dimostra che il lavoro ottimo è senza tempo e gli “abbellimenti” di questo periodo permettono solo di avere una badilata più forte in faccia all’ascoltatore; senza se e senza ma.
Non ho fatto come mio solito un ragionamento su quelle che sono le composizioni e gli arrangiamenti, semplicemente perché siamo di fronte alla ristampa di un capolavoro del genere targato 1994(e molte band black, pagan e viking prendono ancora a piene mani da questi lavori, non a caso).
Altra cosa che non farò è citare le canzoni migliori, dato che questi sette brani hanno una capacità speciale: sono ottimi brani dal primo all’ultimo.
Mi chiederete allora perché solo “otto” come voto finale, beh… perché siamo di fronte ad una ristampa e direi che è più che meritato l’otto per una ristampa fatta così bene. Una ristampa che non toglie e non addolscise nulla. Una ristampa che da onore eripropone in modo ottimo quello che è, ed era, “il trono delle ombre” per i Satyricon.
Conclucendo: album da avere se non si ha quello del 1994 e da (ri)ascoltare se invece si ha la prima stampa.
Voto: 8/10
Alessandro Schümperlin















