E’ difficile descrivere in sostanza il nuovo, nono album dei greci Acherontas. Il progetto di V.P.Sorcerer è, per sua stessa ammissione, più che un progetto meramente musicale. Sotto l’egida stilistica del Black Metal, soprattutto della sua filiazione ellenica (Rotting Christ, Varathron et similia), il leader degli Acherontas ha trasformato la sua band in una vera e propria “coven”, benedetta da alcuni precetti occulti, luciferiani ed alchemici. Lo stesso nuovo album, “The Seven Tongues Of ΔΑΗΜΩΝ”, è descritto come il compimento dell’ultima di tre trilogie magiche… prima di un cambio di ciclo che, ovviamente, ancora non è chiaro in cosa consista. Si sa comunque che i nostri non lasciano nulla al caso. Sciorinandoci davanti ben sette (e lo stesso numero sette è considerato nella sua forte valenza magica) brani musicali, che potrebbero benissimo esser considerati sette rituali di natura occulta. Generalmente i nostri si muovono musicalmente su un Black Metal ferale e tirato, ma con continui innesti sinfonici ed epici invocati con voci rituali, keyboards et similia… arrivando al compimento nella settima traccia, “Drakon Apotheosis”, meravigliosamente atmosferica ed inquietante, costruita su un ritmo lentissimo e doomeggiante. Parecchi passaggi di quest’album hanno effettivamente del “ritualistico”, pur trattandosi sostanzialmente di Black Metal. Non possiamo non dare un voto alto ad un disco di questa caratura, giacchè il coinvolgimento e l’interesse dell’ascoltatore rimane sempre costante. E credo sia più che meramente per la musica. Auguro ai nostri di compiere il loro “scopo magico”: quello, per parafrasare la loro bio, di “forgiare tutti gli aspetti bestiali del passato ancestrale in modo da creare il nuovo strumento con cui plasmare il futuro”. Le doti artistiche, oltre che le conoscenze esoteriche, agli Acherontas non mancano di certo per affrontare quest’ultimo, impegnativo viaggio astrale.
Voto: 9/10
Alessio Secondini Morelli















