Come sempre mi capita, quando sono di fronte ad una compilation di successi/greatest hits/raccolta commemorativa ho sempre il dubbio di non potermi esprimere al meglio.
Sia chiaro non è che ho le mani legate oppure non ho un vocabolario che possa in qualche modo aiutarmi, ma di fatto recensire e valutare il materiale già edito, solo gestito in modo differente, mi rende un pochino “in imbarazzo”.
Facciamo così… comincio dando alcune informazioni sulla band sudafricana che da ben vent’anni suona hard rock commistionato con grunge e alcune frange “leggere” di heavy metal (si mi rendo conto dell’ossimoro). Band nata nel 1999 e dal 2000 ha sfornato album per un totale di nove album da studio, uno live, e due raccolte(di cui una è quella di cui stiamo parlando) ed un quantitativo importante di singoli. Strutturalmente i brani sono di impronta grunge con un occhio alla modernità (che molti definiscono post grunge) ed al hard rock.
A livello tecnico nulla da dire, anche perché la band è puittosto conosciuta quantomeno negli USA ed in Australia e se vogliamo dato che 4 singoli hanno vinto premi come 45 giri d’oro e/o di platino. Va detto altrettanto che alcuni singoli sono parecchio conosciuti anche qui da noi come “Fake it” o “Broken”in cui troviamo Amy Lee degli Evanecence come guest vocalist.
Come già indicato abbiamo una band che affonda le radici nel grunge, nell’hard rock e in alcune frange del heavy, ma più leggero e forse, senza voler offendere la band, più radio oriented. Alcune di queste particolari preferenze fanno si di percepire riminiscenze di Alice in chains e di Nirvana, di Coldplay e di Poets of the falls pur non risultando mai dei “copycat” o similari, ma dimostrando sempre una propria anima ed un proprio approccio sonoro.
In ogni caso la band decide di fare questo album raccolta per i vent’anni, stranamente uscito al 22esimo anno di carriera, della band con venti brani. Si potrebbe tranquillamente definire un lavoro che nel suo complessivo potrebbe servire non solo ad un fan a ripercorrere le “ere” della band ma anche ad un neofita che voglia approcciarsi per la prima volta alla band e volesse avere un assaggio di tutta la discografia della band ma in pillole.
Non vi segnalo le “best tracks”, perché la band ha fatto una sua personale selezione di tutti e nove gli album. Vi consiglio comunque di dare un ascolto a questo lavoro per capire l’evoluzione della band e di cosa si possono fare in oltre venti anni di carriera, restando fedeli al genere ma evolvendo comunque.
Concludendo, questo “Vicennial…” è un buon modo per approcciarsi alla band. E’ sicuramente un buon modo per dare un pochino di fiato alla band e trovare del tempo per del nuovo materiale, ma allo stesso tempo per mettere un punto; un modo come dichiarare “siamo arrivati fino a qui!” e i Seether sono arrivati ad un buon punto.
Voto: 7,5/10
Alessandro Schümperlin















