Di sicuro gli svedesi Houston non perdono tempo per cercare i titoli dei loro album, perché li numerano progressivamente, come fossero qualunque prodotto alimentare.
Per fortuna le loro composizioni e il risultato finale sono ben più interessanti e Houston ormai è una garanzia nell’ambito dell’aor europeo e mondiale. Il loro tratto musicale e la vocalità di Hank Erix sono facilmente riconoscibili, anche se stavolta ci sono degli spunti particolari che possono fare intravedere una futura linea di sviluppo.
Mi riferisco in particolare alla iniziale “She is the night” che non mi pare sia stata oggetto di video o singoli, ma che rappresenta una svolta importante che mi incuriosisce perché basata su un giro di tastiera con la chitarra che resta in secondo piano tranne nel momento in cui viene piazzato un ottimo assolo di Carl Hammar, tecnicamente molto valido anche se poco invadente, rispetto all’ego di tanti suoi colleghi. Vedremo cosa succederà, intanto il disco, superata questa particolarità, si sviluppa su temi più classicamente aor, con una macchina che pare in assoluto regime e che privilegia la melodia del brano, i volumi non particolarmente elevati.
Due brani si stagliano in questo senso per efficacia e resteranno come grandi hit che anche dal vivo scalderanno i cuori degli aormaniaci : “Heartbreaker” e “Storyteller”, con cori azzeccati, un equilibrio notevole, con assoli brevi ma puntualissimi, con il secondo brano che rappresenta tutto “IV” il video e il singolo di punta di questa pubblicazione. Non sfuggirà ai metallari di lungo corso la similitudine con il passaggio iniziale di “Living on a prayer” di Bon Jovi, ma poi la song brilla di luce propria.
Brani come “Hero” e “You’re still a woman” e “I will not give it into despair” sono perfetti esempi di brani di metal melodico, molto curati e con dosata scelta musicale. Scivola verso il pop-aor “Lifetime in a moment” che ci rimanda a un gruppo scandinavo come gli A-Ha, piuttosto lontani da qualunque accostamento rock o metal, ma con tratti simili a questo brano. E’ molto trascinante la linea vocale e chitarristica che caratterizza “Heart of the warrior”, altro brano superazzeccato, mentre le tastiere di Richard Hamilton tornano protagoniste in “Until the morning comes”, con un coro molto suggestivo.
In conclusione un’altra grande prova di questo gruppo emergente, cui Frontiers assicura una importante diffusione e una promozione valida a livello mondiale, in attesa di valutarne l’impatto live che sarei curioso di soppesare.
Voto: 8/10
Massimiliano Paluzzi















