Secondo album per gli White Stones del bassista degli Opeth Martín Mendez (qui anche chitarrista). “Dancing Into Oblivion”, secondo la bio, è stato composto in pieno periodo di pandemia. E a quanto pare riprende nelle liriche parecchi “turbini emotivi” contrastanti e violenti che si sono manifestati collettivamente o nell’intimo umano durante questo periodo così particolare della storia dell’umanità. La dimensione musicale scelta per il progetto è di stampo Death/Thrash Metal alquanto “tecnicheggiante” e vetero-progressivo, sono contenuti infatti nell’album alcuni elementi musicali apparentemente estranei (come l’intro quasi Fusion di “Iron Titans”). Abbiamo poi una produzione piuttosto “eterodossa”, con una distorsione delle chitarre relativamente “blanda” e la scelta di mixaggio che verte su dei suoni pesantemente “fisici” e privi di reverbero. La formazione è completata da uno screamer di sicura efficacia come Eloi Boucherie, dall’agile e potente Joan Carles Marí Tur alla batteria e dal chitarrista portoghese Joao Sasseti agli assoli di chitarra (già facente parte della band live degli White Stones). L’album dura solo poco più di una mezzoretta, nella quale però è concentrata una grossa dose di potenza (temperata dagli arrangiamenti eclettici di cui parlavo prima), ed anche per questa particolarità dovrebbe essere considerato uno degli sviluppi odierni più piacevoli ed interessanti del Death Metal. Null’altro che un side-project, intendiamoci. Però, nel suo insieme, accattivante.
Voto: 7,5/10
Alessio Secondini Morelli















