“La pubblicità è la menzogna legalizzata” H.G. Welles
La frase mi ha sempre colpito per la sua disarmante sincerità su ciò che è vero e ciò che non lo è…se davvero fosse tutta una grande pubblicità come potremmo capire quando un qualcosa è valido o meno? Non c’è una formula per scoprire l’inganno…non c’è una verità assoluta e soprattutto non c’è un’equazione matematica per la quale un curriculum lungo come romanzo di Proust equivale a un prodotto di livello…oltretutto è parecchio irritante quando le parole anticipano le note, quando i titoli anticipano le melodie, quando le capacità professionali (che non hanno alcun relazione con le qualità artistiche) anticipano il fulcro unico e indissolubile dell’arte stessa: la componete viva dell’opera. Il concetto per cui un oggetto fatto da una persona normale è un manufatto, un oggetto fatto da un artista è un’opera d’arte. E non parlo di tecnicità, non parlo di capacità elaborativa acquisita in qualche accademia, parlo di quello che dovrebbe essere la Musica: passione, sofferenza felicità, attimi di luce che ci illuminano nel buio della notte come direbbe Celine, vita vera, quello che noi percepiamo come “emozioni”. Questa è la Musica. Se esiste un’espressione musicale che grazie al suo ampio respiro porta con sé questa “verità” è il Prog…con le sue influenze e declinazioni. Senza la sostanza, la forma non ha alcun significato, rimane un guscio vuoto e sterile come la soluzione, scritta su un foglietto, di un esame di conservatorio.
L’album che arriva sulle scrivanie di GiornaleMetal.it è The Dark Presence degli italiani Blacksmith Tales (anglicizzazione del cognome del leader del progetto: il tastierista David Del Fabro). Album concept che affronta un viaggio spirituale attraverso i simboli e i periodi storici. Formazione di tutto rispetto con un background ricco di collaborazioni a livello nazionale. Il genere di riferimento del settetto è il Prog Rock con chiarissimi richiami ai grandi del genere come Yes, PFM, Balletto di Bronzo e Locande delle Fate. Quindi abbiamo un background tecnico (sottolineato dalle note biografiche) di studi accademici, un concept che scruta nell’Io dell’uomo, la volontà di esplorare, come ogni album Prog fa dalla notte dei tempi, nuove frontiere espressive. Quindi? Basta solo questo per scrivere un album di tutto rispetto?…la risposta è no…cosa è successo? È successo che i nostri Blacksmith Tales innanzitutto si affidano a una produzione piuttosto inconsistente che al posto di dare valore alle parti, agli intrecci e alle varie “voci”, appiattisce tutto con suoni privi di presenza e uniformati a standards, il che fa pensare che ci sia stata poca ricerca sonora, il che nel Prog non può esistere. I 13 brani sono tutti sopra la sufficienza, con alcune cadute di stile e soprattutto di forma…(vedi l’assolo in Let Me Die su cui i Metallica avrebbero qualcosa da dire), il ripetersi ossessivo di arpeggi tastieristici, incastri tra le parti nervose, ostentazione di tempi dispari, strutture delle chitarre troppo accademiche e volutamente articolate, parti vocali enfatiche e ampollose…le varie buone idee lungo il disco sono soffocate e ridimensionate da questa meccanicità ossessiva che davvero è tutto tranne che Prog. L’Arte signori è un modo di esprimersi, non è una vetrina. Manca a questo album la stratificazione intellettuale delle opere Prog, manca la capacità di rendere Semplice una cosa Difficile grazie all’altezza tecnica (che è solo una capacità e non la prerogativa), manca il Segno Distintivo dell’artista che rende “uguali” e al contempo “diversi” ogni brano dell’opera (il Battiato de L’Era del Cinghiale Bianco o il Fossati di Panama e Dintorni vi dicono qualcosa?). E soprattutto si sente che è un progetto creato da musicisti che non hanno a che fare con il genere se non per un’eco di cose sentite. Interessante l’artwork realizzato dalla fotografa e Visual Designer Beatrice Demori che compare anche in veste di cantante e corista nel disco. Come si diceva una volta: rimandati a settembre.
“Se si tratta di un miracolo, qualsiasi cosa sarà una prova valida. Ma se si tratta di un fatto reale, le prove sono necessarie” Mark Twain
Voto: 6/10
John Sanchez















